Lavorare in rete per la prevenzione del suicidio. E' questo l'impegno che Telefono Amico Biella Onlus, Auser Filo d’Argento, Caritas – Centri di ascolto, Unità Modulare Psichiatria 1 dell’ASL BI, Casa Cecilia, Fondo Edo Tempia e Centro Servizi per il Volontariato hanno da tempo siglato grazie alla reciproca cooperazione, che ha dato vita per il terzo anno consecutivo al progetto “L'orecchio teso”.

La collaborazione tra le associazioni di volontariato, le fondazioni e le istituzioni biellesi nel progetto di prevenzione del suicidio, che ha come capofila Telefono Amico Biella, ha portato alla creazione di un opuscolo informativo su atteggiamenti e comportamenti consigliati o sconsigliati da tenere quando vi è un rischio suicidario (insieme ai recapiti delle istituzioni e delle agenzie locali di aiuto), che è stato presentato Giovedì 15 settembre 2011 nella sala convegni di Biverbanca in via Carso a Biella.

 

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“ORECCHIO TESO” A BIELLA PER LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO"

Se stai pensando al suicidio

L'uomo è nato con la capacità di togliersi la vita. Ogni anno nel mondo un milione di persone compie questa scelta. Anche nelle società dove il suicidio è illegale o tabù, le persone si uccidono comunque.

A molte persone che considerano il suicidio sembra di non avere altra via d'uscita. La morte rappresenta il loro intero mondo in quel momento e la forza dei loro impulsi suicidi non va sottovalutata - essi sono reali, potenti ed immediati. Non esistono cure miracolose.

Ma è pure vero che:

  • il suicidio è spesso una soluzione permanente ad un problema temporaneo.
  • Quando siamo depressi, tendiamo a vedere le cose dalla prospettiva piuttosto angusta del momento presente. Una settimana o un mese dopo, le cose potrebbero sembrare completamente differenti.
  • La maggior parte delle persone che ad un certo punto hanno pensato di suicidarsi, ora sono contente di vivere. Dicono che non intendevano porre fine alla loro vita - ma che volevano solamente far smettere il dolore.

Il passo più importante è parlarne con qualcuno. Le persone che hanno propositi suicidi non devono cercare di farcela da soli. Devono cercare aiuto subito.

  • Parlarne in famiglia o con amici. Anche solo parlarne a un parente, un amico o un collega può dare enorme conforto.
  • Parlarne con volontario di un centro di assistenza. Alcune persone non riescono a parlarne con familiari o amici. Alcuni trovano più facile parlarne con uno sconosciuto. Vi sono centri di assistenza in tutto il mondo, con volontari che sono stati addestrati ad ascoltare.
  • Parlarne con un dottore. Se si sta attraversando un lungo periodo in cui si sente giù o si pensa al suicidio, è possibile che si soffra di depressione clinica. Questo è un problema medico causato da uno squilibrio chimico che può essere curato da un medico con la prescrizione di medicine e/o il rinvio ad una terapia (voglio saperne di più). Il tempo è un fattore importante per "superare" la fase critica, ma importa anche ciò che accade nel frattempo. Quando uno si trova a pensare al suicidio, deve parlare dei suoi sentimenti immediatamente.

OPUSCOLO SUICIDIO 2011 Scarica  la brochure informativa per saperne di più.

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Aiutare un amico o parente che sta pensando al suicidio: Non parlate, ma ascoltate!

Di fronte a qualcuno che si sente depresso o ha propositi suicidi, la nostra prima reazione è cercare di aiutarlo. Offriamo consigli, gli raccontiamo le nostre esperienze, cerchiamo soluzioni.

Faremmo meglio a stare zitti e ad ascoltare. Le persone che pensando di suicidarsi non vogliono risposte o soluzioni. Vogliono potere esprimere senza paura le loro paure ed ansie, vogliono poter essere se stessi.

Ascoltare - ascoltare veramente - non è facile. Bisogna controllare l'istinto di dire qualcosa - di fare commenti, di aggiungere qualcosa alla storia di chi si ascolta, di offrire consigli. Bisogna prestare attenzione non solo ai fatti che la persona ci sta raccontando, ma anche ai sentimenti che si nascondono dietro questi fatti. Bisogna vedere le cose dalla prospettiva della persona che si ascolta, non dalla nostra. Ecco qui di seguito alcune cose da ricordare se state aiutando una persona con propositi suicidi.

Cosa vogliono le persone che meditano il suicidio?

  • Qualcuno che li ascolti. Qualcuno che si prenda il tempo di ascoltarli veramente. Che non li giudichi, che non dia consigli od opinioni, ma che gli presti completa attenzione.
  • Qualcuno di cui fidarsi. Qualcuno che li rispetti e che non cerchi di assumere il controllo della situazione. Qualcuno che consideri tutto quello che gli viene detto assolutamente riservato.
  • Qualcuno a cui importi. Qualcuno che si metta a disposizione, che metta la persona a suo agio e parli con tranquillità. Qualcuno che li riassicuri, li accetti e gli creda, Qualcuno che gli dica "A me importa".

Cosa non vogliono le persone che meditano il suicidio?

  • Essere lasciati da soli. Il rifiuto può rendere il problema dieci volte peggiore. Avere qualcuno a cui rivolgersi fa davvero la differenza.

    Semplicemente, ascoltate.

  • Ricevere dei consigli. Le prediche non aiutano. Nè aiutano suggerimenti come "fatti coraggio", o facili rassicurazioni che "tutto andrà bene". Non cercate di analizzare, comparare, generalizzare o criticare.

    Semplicemente, ascoltate.

  • Subire un interrogatorio. Non cambiate argomento, non mostrate pietà o condiscendenza. Parlare dei sentimenti è difficile. Le persone con propositi suicidi non vogliono venire messe sotto pressione o sulla difensiva.

    Semplicemente, ascoltate.

 

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I segnali d'allarme del suicidio

Il suicidio raramente è un impulso dovuto ad una decisione immediata. Durante i giorni e le ore precedenti al suicidio, generalmente appaiono indizi e segnali di allarme. I segnali più forti e rivelatori di un disturbo sono quelli verbali - "non posso andare avanti così", "Non m'importa più di niente" o anche "sto pensando di farla finita". Certe espressioni vanno sempre prese sul serio.

Altri segnali di allarme comuni comprendono:

  • Diventare depressi o rinchiudersi
  • Comportarsi pericolosamente
  • Mettere ordine nei propri affari e regalare oggetti di valore
  • Mostrare marcati cambi di comportamento, attitudini o apparenza
  • Abusare di droga, medicinali o alcool
  • Soffrire per grandi perdite affettive o cambiamenti nella vita

Qui sotto elenchiamo altri esempi di condizioni o comportamenti che possono rappresentare dei segnali che qualcuno sta contemplando il suicidio. Naturalmente, nella maggior parte dei casi, queste situazioni non conducono al suicidio, ma in genere, più segnali mostra una persona, più alto è il rischio di suicidio.

Situazioni

Avere subito abusi sessuali o fisici
Avere una storia familiare di suicidi e violenze
Avere subito la morte di un caro amico o di un familiare
Essere andati incontro a un divorzio o una separazione, o la fine di una relazione
Avere subito fallimenti scolastici, temere l'imcombere di un esame, essere stati bocciati ad un esame
Avere perso il proprio lavoro, o avere problemi sul lavoro Avere problemi legali Essere stati arrestati di recenti o stare per essere rilasciati

Comportamenti

Piangere
Manifestare comportamenti violenti
Infrangere la legge
Impulsività
Auto-mutilazione
Scrivere sulla morte ed il suicidio
Precedenti comportamenti suicidi
Oscillazioni comportamentali
Cambiamenti comportamentali
Cambiamenti fisici esterni
Perdita di energia
Disturbi del sonno, dormire troppo o troppo poco
Perdita dell'appetito
Improvvise perdite o aumenti di peso
Aumento di malattie minori
Cambiamento di interessi sessuali
Cambi repentini nell'apparenza
Perdita di interesse nell'apparenza

Pensieri ed Emozioni

Pensieri sul suicidio
Solitudine, perdita di supporto dalla famiglia e dagli amici
Rifiuto, sentimento di emarginazione
Profonda tristezza o senso di colpa
Incapacità di vedere oltre ad una prospettiva angusta
Sognare ad occhi aperti
Ansietà e stress
Senso di impotenza
Perdita di autostima

 

OPUSCOLO SUICIDIO 2011 Per saperne di più Scarica l'opuscolo informativo.

 

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Chi cerca notizie sui primi centri telefonici trova senza difficoltà in diversi documenti l'asserzione che sarebbero nati nei primi anni del XX secolo negli Stati Uniti, diventa però difficile approfondire l'argomento, dato che non si trovano facilmente notizie più specifiche, con questo articolo speriamo di aver squarciato un poco i veli del tempo...

Il dr. Harry Marsh Warren era un pastore battista, nato ad Hudson (New Hampshire, USA) nel 1867, frequentò la Colgate University e l'Union Theological Seminary, seguì alcuni speciali corsi presso le università di Oxford, Columbia ed Heidelberg. Venne ordinato nel 1891. Dopo essere stato pastore in diverse chiese battiste, nel 1903 si sposò con Adelaide E. Butler (dalla quale avrebbe avuto due figli: Beatrice e Harry Jr.) e diventò pastore della chiesa battista ' Of all strangers' di Central Park, Manhattan, New York. Ricopriva anche un singolare ruolo: era 'Cappellano d'Hotel', i migliori alberghi della città offrivano questo servizio ai propri clienti. Se richiesto il dr Warren si recava nelle stanze d'hotel a portare la parola di Dio. Inoltre la sua casa ed il suo telefono erano sempre aperti, a disposizione di chiunque volesse sposarsi, a qualunque ora del giorno o della notte, tanto che i 'midnight mariagge' diventarono quasi una moda ( ricordate i molti film americani degli anni trenta dove il clark Gable di turno buttava giù dal letto il pastore per potersi sposare con l'amata?). Il suo incontro 'sulla via di Damasco' avvenne una mattina del 1906 in una stanza del Bellevue Hospital, dove era ricoverata una ragazza di vent'anni: veniva da una cittadina della West Coast, lasciata dal fidanzato era venuta a New York per cambiare vita, ma non conosceva nessuno e si sentiva tremendamente sola; Così il giorno prima aveva preso una stanza al Broadway Hotel e, verso sera, chiese di poter parlare con un pastore, purtroppo l'albergatore non riuscì a reperire il dr. Warren e la ragazza rimase sola. La trovarono al mattino in stato d'incoscienza: aveva ingerito un flacone di medicinali. Warren la raggiunse all'ospedale dove parlarono a lungo, alla fine la ragazza gli disse:- Se avessi conosciuto prima uno come te non avrei cercato di uccidermi-. Morì purtroppo poco tempo dopo. Nel sermone della domenica seguente Warren raccontò, piangendo, la storia della ragazza poi disse: - Chiedo a tutti quelli che credono che la morte sia l'unica soluzione dei loro problemi di volermi prima dare una chance-. Nei giorni seguenti pubblicò un annuncio sui giornali ribadendo il concetto : -Se stai pensando al suicidio prima di farlo chiamami-. Nei giorni successivi chiamarono undici persone: Warren parlò con ognuno di loro e tutti rinunciarono ai loro propositi di morte. Da quel momento il dr. Warren si dedicò interamente alla sua nuova missione: salvare quanta più gente possibile dal suicidio; Fondò la ' Save a Life League' di cui fu presidente fino alla morte, organizzandola e facendola crescere. La sede principale della lega rimase a New York City, ma la fama crescente portò all'apertura di nuove sedi in altre città americane. Probabilmente non si può parlare di 'Save a Life' come di un centro di ascolto esclusivamente telefonico, dato che i suoi volontari usavano qualunque mezzo per raggiungere o farsi raggiungere da chi era in difficoltà, ma certo la Lega era organizzata in modo decisamente moderno: offriva un servizio di ventiquattro ore, un numero di telefono era a disposizione di chiunque volesse chiamare, la lega era in contatto con polizia, ospedali e centri medici per ogni eventuale emergenza. Nel volgere di pochi anni assunse dimensioni nazionali, facendosi conoscere in molte città americane, Tanto da diventare 'National Save a Life League', raccogliendo decine di migliaia di dollari di fondi e arrivò anche in Europa, facendo pubblicare migliaia di opuscoli per molti paesi europei. Il dr. Warren fu un instancabile organizzatore e diffusore delle sue tesi a favore della vita e contro il suicidio e probabilmente il succeso della sua iniziativa venne dal diverso atteggiamento tenuto dalla Lega nei confronti degli aspiranti al suicidio: in tempi in cui venivano generalmente considerati degli alienati mentali Warren usò la comprensione, il sentimento, l'ascolto per avvicinarsi a loro. Pur rimanendo sempre legata alla chiesa Battista la Save a Life League ebbe sempre una notevole apertura a difesa della vita, tanto da chiedere pubblicamente, nel 1927, la grazia per Sacco e Vanzetti. Warren morì il 22 Dicembre 1940 a Chappaqua, New York. Il figlio harry Warren Jr., anch'egli pastore, ne prese il posto alla presidenza della lega, mantenendolo per più di 25 anni. Fu solo nel secondo dopoguerra che Save a Life creò un vero centro di ascolto telefonico (non abbiamo trovato date precise: crediamo verso la fine degli anni 50) diffuso in molti stati e conservando ancora la sede centrale a New York. Nella maggior parte dei casi questi centri erano ospitati presso gli ospedali e si avvalevano dell'opera di volontari e di personale qualificato ( psicologi, psichiatri). L'opera di Save a Life continua ancora a New York, ma oggi sembra un poco 'schiacciata' dalle decine di hotline tuttora operanti negli States. Il 7 Marzo 1982 il New York Times raccontava questa storia: nel 1980 veniva chiusa la 'hotline sucide prevention' che era ospitata presso il Kings County Hospital, perché: - non aveva più ragione di esistere- come disse Marcia Holle , l'addetta alle pubbliche relazioni dell'ospedale neviorkese. La compagnia telefonica sospese il numero e questi fu dimenticato. Il 25 Gennaio 1982 il ventenne Gary Dorestant, che aveva appena aperto un negozio d'abbigliamento a Brooklyn si vide assegnare dalla compagnia telefonica il vecchio numero di telefono della hotline. Nel mese seguente il ragazzo ricevette oltre venti telefonate di persone in difficoltà: alla notizia che avevano 'sbagliato numero' alcune riattaccarono, ma altre continuarono a parlare e sembra che il nostro giovane negoziante se la cavò molto bene. La notizia allarmò gli 'addetti ai lavori', tra cui la rappresentante di Save a Life League'( in quel momento il loro era rimasto il solo telefono anti-suicidio nella metropoli) che si disse preoccupata che alcune vite potessero andar perdute. La Compagnia telefonica si offri di correggere l'errore ma Incredibilmente il negoziante declinò l'offerta: - Sono un Testimone di Geova – disse - Ritengo un mio dovere aiutare il prossimo e ogni occasione per farlo è benvenuta.

New York Times 22 November 1932
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